Editoriale

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Molto si parla in questi tempi di crisi economica. Se ne avverte angosciosamente la morsa, la si teme come un pericolo per standard di vita faticosamente acquisiti. Ci si attende che i governanti profondano il massimo del loro impegno, si spera che l’andamento dei mercati riapra spiragli. Si parla anche a sufficienza di crisi ambientale, nonostante la sproporzione tra l’entità del problema e le possibilità concrete di intervento. Si teme tra l’altro che proprio gli standard di vita attuali contribuiscano a compromettere il futuro, ma si è poco disposti a rinunciarvi. Confusamente si spera che chi detiene le leve del potere sappia trovare soluzioni che dischiudano nuovi orizzonti. Troppo poco si parla di una terza crisi, che ipoteca il futuro non meno di quella ambientale. Intendiamo una crisi che si è aperta da tempo nel rapporto tra le generazioni, che mina i processi attraverso cui la comunità si rinnova nel tempo. Pochi paiono avvedersene, benché sia sotto gli occhi di tutti. Ostacoli di tipo culturale impediscono di prendere coscienza di uno dei problemi più devastanti delle moderne società industriali, dove l’atteggiamento consumistico erode i valori che sono alla base della vita comune. Un problema che interpella ciascuno nella sua quotidianità, rispetto a cui ...

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