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IN UNA TEMPESTA DI EMOZIONI

Pubblicato da claudio.torrero nella categoria Documenti il 10 dicembre 2009

«Mala tempora currunt», è quanto si sente dire ovunque: tra fabbriche che chiudono, indebitamenti disperati, figli che fuggono i genitori, genitori che uccidono figli, giovani che cercano evasione nell’oblìo, ben poco spazio sembra lasciato a un ottimismo in grado di apprezzare tutto il positivo che c’è nella natura, nella magnifica architettura dell’uomo, entro i meravigliosi rapporti che costruiscono le catene di solidarietà del mondo, di tutto il mondo, da quello delle relazioni interpersonali fino a quello dei rapporti internazionali e politici.

Eppure c’è ragione di sperare: appena fuori dalla visione distorta propinata dai media, sopravvivono la quotidianità e la normalità che appartengono alla maggioranza dell’umanità e che costituiscono forse la sua più grande ricchezza. Purtroppo pochi sanno di possederle e soprattutto non riescono più a intuirne il valore.

E’ proprio qui il punto: non ci accorgiamo più di quel che capita nel nostro intimo ed educhiamo sempre meno i nostri figli a farlo. Essi dunque crescono come degli analfabeti dal punto di vista emozionale, estranei a loro stessi e a quanto capita loro intorno, involti in una tempesta di emozioni dalla quale sempre più sono dominati e che riescono sempre meno a dominare.
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Le proposte veicolate dai media di vario tipo sottendono una concezione della vita non come processo segnato da compiti evolutivi e dalla scelta di obiettivi a lungo-termine, ma come sequenza di accumulo indebito di tensioni la cui risposta è solo lo ‘scaricarsi’.
In questo quadro emergono offerte di emozioni ‘forti’ come le uniche in grado di dar senso all’esistenza. Quest’operazione sottende una grossa falsificazione: in seguito al rifiuto dell’autorità, degli obblighi, dell’impegno, della ricerca di significati accompagnata da un pensare disciplinato e dalla capacità di gestire le emozioni e di orientarle in atteggiamenti permanenti, subentra un super-io sadico che obbliga a vincere sempre, ad annullare la durata per dissolverla nell’istante o al massimo nell’accadimento, a sciogliere la laboriosità del progetto nella ripetitività del ‘presente’ emotivo.
L. Pinkus
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Così trionfa tutto ciò che c’è di esterno: gli oggetti, spesso al di fuori della nostra portata; l’immagine, che non scalfisce l’intima essenza delle cose; il senso del possesso, capace di alterare l’equilibrio di un corretto rapporto personale con la realtà.

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Vi è oggi attorno a noi una specie di evidenza fantastica del consumo e dell’abbondanza, costituita dal moltiplicarsi degli oggetti, dei servizi, dei beni materiali, e che costituisce una sorta di mutazione fondamentale dell’ecologia della specie umana.
Gli uomini dell’opulenza non sono più circondati, come è sempre avvenuto, da altri uomini, bensì da oggetti. Il loro rapporto quotidiano non è più quello coi loro simili, ma, statisticamente secondo una curva crescente, con la recezione e la manipolazione di beni e di messaggi, dall’organizzazione domestica molto complessa e dalle sue dozzine di schiavi tecnici fino al ‘mobile urbano’ e a tutti i meccanismi materiali delle comunicazioni e delle attività professionali, fino allo spettacolo permanente della celebrazione dell’oggetto nella pubblicità e nelle centinaia di messaggi giornalieri trasmessi dai mass media. […] Viviamo il tempo degli oggetti: voglio dire che viviamo al loro ritmo e secondo la loro incessante successione.
(J. Baudrillard)
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Tutta la vita di un individuo rischia di dipanarsi in uno scenario fatto di superficialità e leggerezza, alla ricerca di emozioni facili e intense in grado di supplire al vuoto angoscioso di una simile visione del mondo.
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Dategli tutte le soddisfazioni economiche in modo tale che non abbia altra preoccupazione che dormire, mandar giù brioches e darsi da fare per prolungare la storia universale; riempitelo di tutti i beni della terra, e immergetelo nella felicità fino alla radice dei capelli: alla superficie di questa felicità, come su quella dell’acqua, scoppieranno delle piccole bolle.
(F. Dostoevskij)
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In questo contesto ci interessa in modo particolare la crescita della sfera d’influenza emozionale che supporta e condiziona in ogni settore l’attività mentale di un individuo insieme al suo comportamento sociale.

Il testo è tratto dal libro di Alberto Arato e Marinella Geuna ‘La vita è un’emozione? Mass-media, nuovi media e sfide educative’, Effatà Editrice 2009


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