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	<title>Tornare a educare &#187; Recensioni e commenti</title>
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		<title>TORNARE AI FONDAMENTI di Beppe Del Colle</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 11:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni e commenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro è stato scritto da una coppia, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero (lei nata in Argentina, lui a Torino), che si sono sposati presso la Comunità di Bose; entrambi sono insegnanti di filosofia, hanno diversi figli e vivono in montagna, nelle Valli di Lanzo.
Sono impegnati, soprattutto lui, studioso anche del Buddismo, a lavorare nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro è stato scritto da una coppia, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero (lei nata in Argentina, lui a Torino), che si sono sposati presso la Comunità di Bose; entrambi sono insegnanti di filosofia, hanno diversi figli e vivono in montagna, nelle Valli di Lanzo.<br />
Sono impegnati, soprattutto lui, studioso anche del Buddismo, a lavorare nella sfera interculturale e interreligiosa e soprattutto nell’elaborazione di una sintesi della situazione etico-sociale del mondo contemporaneo, a partire da una critica serrata del pensiero moderno, dall’Illuminismo in poi, passando per il nichilismo e il relativismo, fino alla grande, distruttrice stagione del Sessantotto, di cui i due sono stati non solo testimoni ma anche in qualche misura protagonisti.<br />
E’ una lettura affascinante, anche se richiede una particolare attenzione ai problemi filosofici che hanno accompagnato nel Novecento il passaggio dalla società tradizionale, di carattere contadino, a quella industriale, a quella consumista, caratterizzata dal più universale narcisismo, il cui risultato oggi più evidente è il disastro dell’educazione dei giovani, non solo in ambito scolastico ma anche in quello famigliare, a partire dal conflitto padri-figli, accentuato rispetto a quello che è sempre stato anche in passato.<br />
Il tutto raccontato con molta scioltezza, senza pregiudizi, né laici né ghibellini, con tutti i riferimenti politici ed economici richiesti dalla materia trattata, con uno scopo finale: quello di reintrodurre nella società i fondamenti, che sembrano perduti, della morale individuale tradizionale, come è stata trasmessa nella cultura dell’Occidente da Socrate e Platone e dal Cristianesimo in poi, fino a Benedetto XVI.<br />
Ciò che colpisce, in ognuno dei nove capitoli di cui il libro è composto, più un Prologo e un Riepilogo, è la gran messe di riferimenti precisi e coinvolgenti a personalità eminenti della cultura filosofica del mondo che conosciamo e in cui ci riconosciamo, se non altro come fondamento della nostra società sia pure in continua evoluzione, positiva o negativa che sia. Da Socrate e Platone in giù non manca proprio nessuno, i sofisti dell’età contemporanea a quei due, Catone e<br />
i pensatori del Cristianesimo, fino agli Illuministi, a Kant Nietzsche, Keynes, Freud, Marx, Marcuse, Bonhoeffer, Vattimo, Horkheimer, Adorno, Pareyson, Garimberti, Giuliana Ukmar e così via. E non manca Collodi, con Pinocchio che va nel paese dei balocchi.<br />
Vorrei essere chiaro: non sto dicendo che questo libro è un condensato del pensiero filosofico, una brillante vetrina del pensiero umano. C’è una frase, a pagina 125, che condensa le intenzioni dei due autori, e che corrisponde fedelmente a ciò che ogni lettore può notare anche da solo : “Gran parte del senso di questo nostro libro può riassumersi dicendo che la società in cui viviamo mostra a sufficienza come il principio del libero soddisfacimento delle inclinazioni non conduca a una reale libertà per gli individui, bensì a un loro universale asservimento”.<br />
Non è certo senza significato che una intenzione di questo genere sconti un richiamo inevitabile a quanto l’opinione pubblica cattolica sostiene da quattro decenni, in particolare dalle battaglie (perdute) contro il divorzio e l’aborto in poi, fino alla difesa della famiglia come descritta nel libro. Ma quello che è nuovo è il modo in cui questa vicenda di contrasti fra la morale tradizionale di origine cristiana e la cosiddetta modernità è raccontata dal punto di vista di chi al “disastro” si oppone con strumenti razionali che derivano da una cultura profonda e ben motivata e che ha un solo scopo: quello di dimostrare che un solo rimedio esiste, ed è, appunto, “tornare a educare” dei ragazzi che per la prima volta nella storia crescono fin da bambini senza vincoli di natura etica.  Il primo capitolo si intitola “L’infanzia senza regole”, e una serie di suoi paragrafi recano in testa questa definizione: “Il piccolo despota”, a cui tutto è consentito, mentre poi, quando diventa adolescente ed esce dalla minorità si mostra, consapevole o no, al contrario, schiavo di una mentalità e di un mondo sociali in cui le regole sono dettate da nessun Vangelo o nessuna ideologia, ma dal consumismo più sfrenato e senza logica, se non quella del profitto.<br />
Il che sottrae i giovani di oggi al destino dei loro nonni e padri, che in due stagioni diverse della loro vita, potevano almeno ricorrere alla protesta civile, politica e sociale, o alla trasgressione giustificata almeno sul piano sociale; ma restano vittime di un Sessantotto ormai mitizzato e senza possibilità di rinascere dopo la fine storica del comunismo.<br />
Per rispondere a tutto questo, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero propongono di “tornare a educare”, in particolare a quella “educazione del cuore”, che ridà senso alla vita anche  attraverso le emozioni con cui si affrontano le relazioni con gli altri, uscendo da un soggettivismo che si dimostra  sempre  più inutile e soffocante della libertà dei giovani.<br />
Ma il cuore non basta: occorre tornare ad educare anche in riferimento a quegli assoluti che il nichilismo ha provato ad annullare, purtroppo riuscendoci in gran parte: a cominciare da quell’annuncio della “morte di Dio”, in sé non comprovabile concretamente, che ha fatto dimenticare a molti uomini l’importanza delle motivazioni spirituali e trascendenti dei comportamenti umani.</p>
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