<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Tornare a educare</title>
	<atom:link href="http://tornareaeducare.effata.it/blog/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog</link>
	<description>Effatà Editrice online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 May 2010 17:47:08 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>EDUCAZIONE E LIBERTÀ. GLI ADULTI DI FRONTE ALLA SFIDA EDUCATIVA</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/05/educazione-e-liberta-gli-adulti-di-fronte-alla-sfida-educativa/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/05/educazione-e-liberta-gli-adulti-di-fronte-alla-sfida-educativa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 17:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/05/educazione-e-liberta-gli-adulti-di-fronte-alla-sfida-educativa/</guid>
		<description><![CDATA[
SALONE DEL LIBRO, Sabato 15 maggio, Ore 18:00-19:00, Spazio Autori A
Vincenzo Arnone Preside dell’Istituto Sant’Anna, Torino
Alberto Arato, Marinella Geuna Insegnanti e autori di testi scolastici
Giovanni Cappello Psicologo e psicoterapeuta
Cristiana Cattaneo, Claudio Torrero Insegnanti, promotori dell’associazione Interdependence
In margine ai volumi di Effatà Editrice:
Tornare ad educare, di C. Cattaneo e C. Torrero
Guardami negli occhi quando dici no, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>SALONE DEL LIBRO, Sabato 15 maggio, Ore 18:00-19:00, Spazio Autori A</strong></p>
<p><strong>Vincenzo Arnone </strong>Preside dell’Istituto Sant’Anna, Torino<br />
<strong>Alberto Arato</strong>, <strong>Marinella Geuna </strong>Insegnanti e autori di testi scolastici<br />
<strong>Giovanni Cappello </strong>Psicologo e psicoterapeuta<br />
<strong>Cristiana Cattaneo</strong>, <strong>Claudio Torrero </strong>Insegnanti, promotori dell’associazione Interdependence<span id="more-63"></span></p>
<p>In margine ai volumi di Effatà Editrice:<br />
<strong>Tornare ad educare</strong>, di C. Cattaneo e C. Torrero<br />
<strong>Guardami negli occhi quando dici no</strong>, di G. Cappello<br />
<strong>La vita è un’emozione?</strong>, di A. Arato e M. Geuna</p>
<p><strong>Effatà Editrice</strong>, in collaborazione con <strong>Associazione Sant’Anselmo – Progetto Culturale </strong>CEI, propone al Salone del Libro di Torino l’evento <strong>Educazione e libertà. Gli adulti di fronte alla sfida educativa</strong>. 	</p>
<p>L’incontro si pone come approdo di un percorso di pubblicazioni che l’editrice ha curato nei mesi recenti, segno della volontà di corredare dal punto di vista culturale l’impegno che gli adulti vogliono esprimere sul fronte dell’educazione e del rapporto tra le generazioni, da più parti segnalato come «emergenza» e «sfida» del nostro tempo.<br />
Tre sono i volumi attorno ai quali si svilupperà il confronto:<br />
<strong>Tornare a educare </strong>di Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero. Si pone come un testo di riferimento, chiaro e impegnativo, dove la realtà della «silenziosa catastrofe dell’educazione» viene analizzata alle radici. L’emergenza educativa è affrontata dal versante del pensiero e della cultura in modo rigoroso, lineare ed efficace.<br />
<strong>La vita è un’emozione? Mass media, nuovi media e sfide educative </strong>di Alberto Arato e Marinella Geuna. Analizza le problematiche legate al vissuto emozionale nella società dell’informazione e propone agli educatori una riflessione sul proprio ruolo nel contesto della società massmediale per aiutare i giovani a trovare equilibrio psicofisico e senso del vivere.<br />
<strong>Guardami negli occhi quando dici no</strong>.<strong> La domanda di giustizia negli adolescenti di oggi </strong>di Giovanni Cappello. Nella «Seconda repubblica dell’educazione» regole e punizioni tendono a diventare sempre più severe però, in modo direttamente proporzionale, sempre più inapplicate; ma è possibile educare con disciplina senza considerare la domanda di giustizia che sale dai giovani?<br />
Con gli autori dei volumi si confronterà Vincenzo Arnone, preside dell’Istituto Sant’Anna di Torino.</p>
<p>Gli autori:<br />
Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero, nati rispettivamente a Buenos Aires nel 1950 e a Torino nel 1956, s’incontrano felicemente nella filosofia avendo già conosciuto il dolore della vita e la disillusione ideologica. Hanno in comune un forte spirito di ricerca e d’indipendenza. Sono entrambi degli irregolari. Claudio Torrero intraprende la via buddhista, che peraltro gli consente di approfondire la comprensione del cristianesimo. È impegnato in un serrato lavoro, interculturale e interreligioso, da cui ha preso forma l’associazione Interdependence. Entrambi insegnano filosofia nella scuola superiore.<br />
Alberto Arato è insegnante e autore di testi scolastici, saggista e romanziere. Ha partecipato alla realizzazione di progetti didattici europei e tiene abitualmente conferenze in campo educativo.<br />
Marinella Geuna, dopo aver insegnato materie letterarie nella scuola superiore, attualmente è impegnata nella stesura di testi scolastici e di ambito educativo.<br />
Giovanni Cappello, psicologo e psicoterapeuta, analista S.I.P.I., è Responsabile del Ser.T. dell’ASL TO5 della Regione Piemonte, sede di Nichelino (To). Svolge attività di formazione e di docenza per la Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino e di Reggio Emilia nell’area di Psicologia dell’età evolutiva e dell’adolescenza. Ha pubblicato numerosi studi in volumi e su riviste specializzate e, con Effatà Editrice, il testo Crescere e far crescere. Il mestiere dei padri, delle madri e dei figli di oggi (2007).</p>
<p>Contatti: Roberto Falciola &#8211; Ufficio Stampa &amp; Relazioni Esterne Cell. 333.320.4453 email roberto.falciola@effata.it<br />
Effatà Editrice – Via Tre Denti, 1 – 10060 Cantalupa TO  Tel. (+39) 0121.353.452 – http://www.effata.it </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/05/educazione-e-liberta-gli-adulti-di-fronte-alla-sfida-educativa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PRENDIAMO SUL SERIO LA SERIETÀ DELLA SCUOLA di Cristiana Cattaneo</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/prendiamo-sul-serio-la-serieta-della-scuola-cristiana-cattaneo/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/prendiamo-sul-serio-la-serieta-della-scuola-cristiana-cattaneo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 18:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/prendiamo-sul-serio-la-serieta-della-scuola-cristiana-cattaneo/</guid>
		<description><![CDATA[In un libro uscito nel 1969, famosissimo soprattutto in ambito psicologico, ma purtroppo finora abbastanza ignorato nel mondo della scuola, cioè La pragmatica della comunicazione umana, si invitava a pensare che tutto è comunicazione. Non è possibile non comunicare, come non è possibile non comportarsi. Comunichiamo in vario modo: con le parole, ma anche con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un libro uscito nel 1969, famosissimo soprattutto in ambito psicologico, ma purtroppo finora abbastanza ignorato nel mondo della scuola, cioè La pragmatica della comunicazione umana, si invitava a pensare che tutto è comunicazione. Non è possibile non comunicare, come non è possibile non comportarsi. Comunichiamo in vario modo: con le parole, ma anche con la gestualità e con gli sguardi, con la nostra sola presenza, o addirittura talvolta con l’assenza. Se qualche relatore annunciato in questo seminario non fosse venuto qui stamane, tutti si sarebbero chiesti la ragione di ciò, qualcuno forse avrebbe pensato che non fosse d’accordo con il taglio del seminario stesso.<br />
Noi tutti dunque comunichiamo sempre e continuamente, al di là delle intenzioni, spesso anzi diventa molto interessante ciò che comunichiamo in modo involontario: buona parte della psicologia si occupa di ciò. Mi pare evidente quanto importante sia per un insegnante una consapevolezza di questo tipo, cioè la consapevolezza  che ogni cosa che dice o non dice, che fa o non fa in classe ha un valore comunicativo. Dovrebbe essere anche importante una consapevolezza di questo tipo per un ministro: quello che dice o non dice, che fa o non fa ha un preciso valore comunicativo, cioè determina conseguenze; nel nostro caso sul mondo della scuola e su ciò che vi è connesso, ovvero la società tutta.<br />
Quando dunque oggi dal vertice della politica scolastica italiana viene un messaggio del tipo: bisogna tornare a una scuola seria, è evidente che tale messaggio ha una valenza comunicativa forte, perché fa intendere che molto di quanto è stato inteso con scuola nel periodo trascorso sia qualcosa di non serio e quindi destituito di valore. E’ un messaggio che vuole evidentemente sollecitare e promuovere un cambiamento. E’ doveroso però che chi si assume un ruolo di questo tipo si assuma interamente la responsabilità che vi è implicita: bisogna cioè che dica chiaramente in cosa consiste la serietà e in cosa la non serietà. In una cultura di tipo tradizionale è serio ciò che è coerente con la tradizione, che salvaguarda una trasmissione di contenuti, di valori, di comportamenti che deve trascorrere di generazione in generazione; nella cultura moderna, che invece è fondata sull’innovazione, la serietà non è così evidente e si trova ad essere oggetto di discussione. Per tagliar corto, proporrei di considerare serio ciò che costituisce una risposta valida ad un problema realmente esistente e che si può enunciare in modo sufficientemente chiaro.<br />
Per entrare nel nostro tema: se tornare a una scuola seria volesse dire tornare ad un  ordinamento della didattica e delle relazioni scolastiche di un’epoca passata, mettiamo precedente il ’68, apparirebbe subito evidente che la cosa non è possibile, e quindi la serietà che viene invocata non sarebbe una cosa seria. L’impossibilità di un ritorno al passato è chiaramente riscontrabile nel mutamento generale intervenuto in questi ultimi decenni nella società, per cui i ragazzi di oggi non sono quelli degli anni ’50, né tanto meno quelli degli anni ’30; ma anche più specificamente nel cambiamento della funzione sociale della scuola.<span id="more-60"></span></p>
<p> 	La scuola “seria” del passato era una scuola che aveva una precisa funzione di regolatore della stratificazione sociale, ovvero, nel contesto di una concezione piramidale della società, la scuola aveva un ruolo molto importante nel contribuire a distribuire la popolazione ai vari livelli, in particolare una funzione determinante nella formazione dell’élite. Non a caso quel tipo di scuola era rigidamente selettiva, perché doveva distinguere chiaramente chi fosse destinato a fare l’operaio e chi dovesse accedere ai livelli dirigenziali. Il venir meno di quella rigida selettività non si deve solo al lassismo dei tempi, e neppure è frutto soltanto di una conquista democratica: la scuola di massa come la conosciamo riflette evidentemente un profondo cambiamento sociale; non che oggi non ci siano élite e ruoli subordinati, ma essi si determinano attraverso sistemi di selezione più complessi, dove ahimè la scuola ha un ruolo meno decisivo.<br />
Un tempo il problema era che la funzione della scuola come regolatore sociale fosse condizionata da fattori socio-economici: si riscontrava che ad andare bene a scuola erano soprattutto i figli dell’élite, per cui questa attraverso la scuola riproduceva se stessa. Oggi la situazione è diversa: su un certo piano il cammino scolastico è aperto a tutti, ma tale cammino è meno importante dal punto di vista del risultato sociale. Paradossalmente i fattori economici oggi finiscono per essere ancora più importanti di un tempo: non più perché la scuola sia difficilmente accessibile, ma perché ha meno importanza. Oggi tutti hanno più possibilità di andare a scuola, ma sempre meno il futuro sociale di ciascuno è determinato dal titolo di studio che consegue, arretrato a prerequisito.<br />
Se il ritorno alla serietà della scuola dovesse quindi essere inteso come ritorno alla scuola del passato, la cosa sarebbe dunque immediatamente non seria, perché la scuola oggi non può promettere a nessuno quel destino sociale di cui un tempo deteneva effettivamente la chiave d’accesso. Un ruolo di questo tipo può essere svolto dai master postuniversitari, per lo più all’estero, che quindi comportano un grande investimento sia in termini economici sia d’impegno personale.   </p>
<p>Siccome dunque tutto ciò non vale più, il ritorno a una scuola seria presuppone il tentativo di rispondere a una domanda: qual è oggi la funzione della scuola?<br />
Un tale tentativo è in qualche modo implicito in tutto un complesso e talora confuso percorso compiuto nei decenni scorsi che oggi viene rigettato come non serio, ma si sa il rischio è spesso di gettare il bambino con l’acqua sporca. Un percorso costituito in anni recenti da tutta una miriade di progetti classificati in ambiti come l’educazione alla salute, agio-disagio, sportelli vari ecc, oggi ripreso in termini di educazione alla cittadinanza. Alla base di tutto ciò è evidente la percezione che la scuola di massa, nel contesto della società attuale, è investita di compiti innanzitutto educativi, dove l’aspetto dell’istruzione, pur continuando ad essere centrale, non va coordinato con una precisa meta sociale, ma con una formazione più generale della persona. La costruzione di una scuola seria, obbiettivo di per sé condivisibile da chiunque, non può prescindere da questo fatto.<br />
In questo seminario, noi ci confrontiamo con due aspetti di tale impegno: da un lato cercheremo di porre premesse teoriche, dall’altro di prospettare percorsi pratici. In quello che dirò mi occuperò soprattutto del primo aspetto, mentre in momenti successivi si affronterà il secondo.</p>
<p>Nel testo che ho citato all’inizio, La pragmatica della comunicazione umana, si sostiene che non solo noi comunichiamo sempre, ma anche che comunichiamo a diversi livelli, cioè non comunichiamo solo in termini di contenuti, ma anche in termini di relazioni; anzi è questo secondo piano a definire la validità del primo. Se vengo riconosciuto come un mentitore, non si darà più valore a quel che dico. Nella saggezza di tutti i popoli troviamo che importante è quello che si fa più che quello che si dice. Si può dire che  la relazione è sovraordinata al contenuto, cioè lo classifica.<br />
La relazione a sua volta è subordinata al contesto in cui si svolge, che ne determina le caratteristiche. Se sto male e vado dal medico, non è per discutere della sua professione, ma per affidarmi alle sue cure: ho bisogno del suo aiuto per ritrovare la mia salute. Se in un altro momento prendiamo insieme il caffè o discutiamo sul valore della medicina allopatica, ci troveremo in un’altra relazione, definita da un altro contesto.<br />
Si può dire che molti problemi, non solo nella scuola, nascono da un duplice errore: quello di non intendere correttamente il rapporto tra contenuto e relazione impliciti in un messaggio e quello di consentire uno slittamento di contesto, cioè la fuoriuscita del messaggio dal contesto nel quale è appropriata la sua circolazione. </p>
<p>Voglio fare un esempio in cui entrambi questi errori sono ben evidenti. In anni recenti, emergendo alla ribalta la questione del disagio delle giovani generazioni, disagio le cui ragioni sono in buona misura connesse a ciò che prima ho indicato, cioè che i ragazzi sono stati scolarizzati in massa, ma la scuola è diventata un contenitore di cui non si percepisce il senso, si è pensato di promuovere tutta una prevenzione attraverso attività spesso meritevoli di lode, ma che hanno il difetto di essere classificate da una parola sbagliata e usata nel contesto sbagliato. L’espressione prevenzione del disagio, o anche promozione dell’agio, presentata goffamente ai ragazzi, ottiene involontariamente l’effetto di incrementare in loro quell’insicurezza che si vuole soccorrere. Un ragazzo con le normali difficoltà della sua età innanzitutto impara, e per la sua condizione di dipendenza non può ignorare la definizione degli adulti, che ci si aspetta che stia male. In secondo luogo impara in generale a dipendere intimamente dall’istituzione. In terzo luogo può sviluppare l’arte dell’approfittare. Meglio senz’altro la prassi del vecchio oratorio, dove si ascoltavano i ragazzi e se ne convogliavano pragmaticamente le difficoltà in attività in cui trovare soddisfazione e quindi fiducia in sé.<br />
Se è consentito dunque un bilancio critico di questi decenni di scuola italiana, mi si lasci dire che spesso si è confuso il piano del contenuto con quello della relazione, né si è rispettata la scansione dei contesti: se i ragazzi sono maleducati non si risolve infatti la questione istituendo per loro un corso di pedagogia, né avviando un progetto di prevenzione della maleducazione, ma semplicemente educandoli, perché l’educazione è un fatto in minima parte di contenuto e in massima parte di relazione.<br />
Si educa non tanto con quello che si dice, ma innanzitutto per come si è e per come ci si pone nel rapporto. Si veicolano sempre comunque valori, o negazione di valori. Mi sento di dire che sotto questo aspetto la relazione educativa è inscindibile dalla qualità morale della persona. Aggiungo che, se si vuole un buon cittadino, non lo si otterrà attraverso l’introduzione di una materia denominata cittadinanza,  ma attraverso quello che gli adulti sapranno trasmettere in termini di correttezza personale, rispetto delle regole, valori profondi.<br />
Attenzione all’eccesiva enfasi che nella nostra cultura è attribuita al piano della consapevolezza, perché qualsiasi psicologia potrà dire, e dice da sempre, che le azioni e gli orientamenti profondi degli individui sono dettati da moventi che vanno al di là della consapevolezza, e anche della ragionevolezza. Il buon esito di un rapporto educativo non è dato dal bagaglio di consapevolezze acquisite, ma dalla struttura profonda della personalità che è venuta maturando. Qualcuno forse dirà che questo non può essere interamente compito della scuola, e io sono più che d’accordo con lui, ma indubbiamente la scuola deve fare la sua parte e non è colpa nostra se in questo momento storico si riscontra la fragilità del contesto familiare e lo sfaldamento dei tessuti sociali. Chi se ne avvede deve tenere salda tutta la sua responsabilità, ma certo nel suo ambito.</p>
<p>Un altro esempio:  negli anni scorsi ha avuto ampia circolazione nella scuola il messaggio che la relazione didattica dovesse essere interessante e significativa per i ragazzi. Tale messaggio in termini di contenuto era sicuramente corretto, ma, poiché circolava nei contesti sbagliati, sul piano della relazione determinava un effetto devastante: veniva preso come un invito a che gli studenti e le famiglie giudicassero l’operato e la persona stessa degli insegnanti.<br />
Non si è analizzato a sufficienza quanto messaggi di questo tipo abbiano contribuito a destrutturare la relazione  tra insegnante e allievo, cioè la fiducia che deve essere alla base di tale rapporto al di là delle circostanze specifiche che lo caratterizzano. Un allievo può avere un rapporto più o meno felice con questo o quell’insegnante, ma non deve metterne in dubbio il  ruolo, se non per motivi gravissimi.<br />
Ciò spiega in una certa misura perché oggi tali messaggi tendano ad essere accantonati in nome di un ristabilimento del ruolo che tutti a qualche livello avvertono come necessario. Il problema però è che anche qui si rischia di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Davvero gli insegnanti devono essere in grado di proporre un rapporto interessante e significativo: non dicendolo agli studenti, in modo che questi lo possano pretendere come un diritto, ma instaurandolo nei fatti, come ciò che scaturisce dal nucleo più profondo della loro professione. Una pura e semplice restaurazione della routine scolastica può anche ottenere risultati positivi nell’immediato, in quanto ristabilisce ruoli che si stavano pericolosamente  confondendo, ma non riesce a riabilitarli propriamente, anche perché ne ignora la natura.</p>
<p>Voglio ora chiarire questo punto, facendo ancora una volta ricorso alla La pragmatica della comunicazione umana.<br />
In quel testo si afferma che la comunicazione intersoggettiva definisce di volta in volta relazioni diverse che si distinguono in due tipi: simmetriche, in cui i comunicanti si pongono sullo stesso piano, cioè contribuiscono a pari titolo a definire la relazione stessa, e complementari, in cui i comunicanti  hanno invece ruolo diversi, vale a dire qualcuno ha il potere e la responsabilità di definire la relazione e qualcun altro accetta le definizione data. Per semplicità parlerò qui di relazioni paritarie e di relazione non paritarie, senza attribuire a tali espressioni un giudizio di valore, ma in termini puramente descrittivi.<br />
Voglio sottolineare che il potere è una situazione di fatto, inerisce al ruolo nella relazione, non dipende dall’arbitrio. Ciò che dipende dalla decisione personale è l’uso che se ne vuol fare, ed è qui che si gioca il correlato soggettivo del potere: la responsabilità. Il sospetto culturale che si è diffuso nei confronti del potere porta spesso alla sua rimozione, con la fatale conseguenza di agire in modo incontrollato, senza assumerne la responsabilità che è il vero carico personale che nessun atto di volontà può annullare.</p>
<p>Noi tutti nella nostra vita quotidiana oscilliamo dunque continuamente tra relazioni paritarie e non paritarie. Ad esempio, se io chiedo per strada un’informazione, non sono in quel momento sullo stesso piano di chi mi risponde, perché gli riconosco il potere e la responsabilità di fornirmi la risposta che mi serve, quindi in quel momento dipendo da lui. Addirittura a scuola, quando interrogo, mi trovo per un momento a dipendere dalla risposta che darà o non darà l’allievo. Naturalmente nell’istante successivo, in sede di valutazione,  i ruoli si capovolgeranno.<br />
Si capisce abbastanza chiaramente che, al di là delle oscillazioni continue della vita quotidiana, ci sono alcune relazioni che si presentano stabilmente caratterizzate. Ad esempio le relazioni tra amici, compagni e colleghi sono per loro natura di tipo paritario, mentre non lo sono le relazioni tra figli e genitori, insegnanti e allievi, medici e pazienti.  In questi casi infatti, c’è qualcuno che ha bisogno dell’aiuto di qualcun altro, e quest’ultimo ha la responsabilità di definire i termini e le modalità in cui tale aiuto potrà essere fornito. Non avrebbe senso che il paziente pretendesse di discutere la diagnosi o la terapia fornitagli dal medico: potrà certamente revocare la sua fiducia a un certo medico e cercarne un altro e in ogni caso attendere il giorno in cui, guarito, non avrà più bisogno di alcun medico: le persone entrano ed escono dai ruoli, ma i ruoli restano. Aggiungiamo che il buon medico è colui che aiuta efficacemente il suo paziente a non più aver bisogno di lui. Così l’insegnante, così il genitore.<br />
Pur nella diversità qualitativa di queste relazioni, c’è qualcosa di chiaramente comune: si tratta infatti di strutture dinamiche, le quali accompagnano e sorreggono un percorso che va da una condizione di dipendenza a una di autonomia. A rigore anche quando domando l’informazione, nel momento in cui ricevo la risposta, non ho più bisogno di chi me la fornisce. Sono divenuto autonomo. Questa è l’essenza della relazione complementare, non paritaria. </p>
<p>Il fatto che nella nostra cultura vi sia una radicata resistenza nella considerazione delle relazioni non paritarie, e anche del concetto che vi è implicito, quello di autorità, nasce da un grave equivoco: si scambia per natura delle cose ciò che ne è una degenerazione, per esempio  si confonde l’autorità con l’autoritarismo, che è l’irrigidimento in vista della conservazione del ruolo, in cui si cronicizza il rapporto di dipendenza. Come un medico che deliberatamente mantenga il suo paziente malato per continuare a trarne vantaggio.<br />
La funzione delle relazioni non paritarie non è di perpetuare se stesse, ma di consentire l’autonomia, e così l’autorità non è ciò che schiaccia, ma ciò che (etimologicamente da augeo) fa crescere. Vedendo le cose con rigore, le relazioni non paritarie sono per loro natura dinamiche, promuovono cioè il mutamento dei ruoli, a differenza di quelle paritarie, che sono invece statiche e decadono facilmente nella conflittualità o nell’indifferenza. </p>
<p>La grave crisi giovanile odierna si può dire che sia legata a due gravi errori culturali, apparentemente opposti ma profondamente solidali.<br />
Il primo è quello di negare la realtà e la funzione delle relazioni non paritarie, lasciando intendere che si tratti di un male che una maggior democrazia nei rapporti potrà curare. Ma è come dire che delle due gambe, solo una è buona e con quella bisogna camminare. Abbiamo così avuto tutta una generazione di adulti che ha abdicato al suo ruolo, rappresentandosi di dover essere in termini di amicizia coi propri figli o allievi. I risultati sono catastrofici: una generazione di figli e allievi sta crescendo senza guida stabile che metastrutturi la loro comunicazione col mondo e con cui successivamente potersi confrontare. Ci sentiamo di dire che sarebbe meno peggio una guida con valori sbagliati, i quali, come contenuti, si possono poi ancora correggere, che non una pretesa non educazione, la quale viola il principio fondamentale del prendersi cura della prole, in corpo e in spirito; che inoltre introduce una comunicazione paradossale, e dunque patogena, proprio nella misura in cui si pretende di lasciare libero colui che nei fatti e per la natura stessa delle cose dipende da noi.<br />
Questo primo errore è talmente grave e variamente ramificato nel nostro orizzonte culturale che richiede di essere elaborato in profondità con coraggio e senza censure. Non si può più, ad esempio, tacere sugli effetti disastrosi di una cultura dei diritti non fondata sui doveri. Tale stortura si trova alla base tanto di esperienze totalitarie, quanto di molte degenerazioni dell’individualismo odierno.</p>
<p>Il secondo errore discende in realtà dalla stessa demonizzazione dell’autorità da cui discende il primo. Rimossa ideologicamente rispetto al suo senso originario di veicolare ideali e valori, l’autorità è rimasta come situazione di fatto nell’amministrazione burocratica dello stato moderno; pur nel variare delle congiunture storiche e ideologiche, tale organizzazione richiede infatti per sua natura obbedienza da parte della popolazione, e si esprime in ogni articolazione dell’apparato statale. Anche noi insegnanti siamo rivestiti di autorità per il fatto stesso di essere funzionari dello stato dotati di un certo potere.<br />
La nostra tentazione, come di qualunque funzionario, è dunque non da oggi di contentarci di questo bieco dato di fatto, dimenticando l’essenziale: che l’autorità è responsabilità, sotto un qualche aspetto, degli altri. L’autorità non è tale perché ha la forza, ma ha forza perché si assume la responsabilità, come si diceva, di veicolare ideali e valori. In buona parte purtroppo invece trasmettiamo ai nostri allievi la richiesta di un’obbedienza anonima a un’autorità priva di autorevolezza, che, a prescindere dalle intenzioni dei singoli, inevitabilmente degenera in autoritarismo.<br />
Veramente autorevole è la relazione educativa quando fornisce agli allievi autentico alimento per la loro crescita. Oggi, in particolare, un insegnante non può essere indifferente al deserto valoriale in cui spesso i suoi allievi vivono, e ancor di più non può essere indifferente alla povertà esperienziale di chi sovente  quale rapporto con il mondo ha la televisione, internet e i videogiochi. Non possiamo permetterci di coltivare una vita scolastica banale, che sia a rimorchio della banalità della vita sociale: quel che c’è nel cuore dei nostri ragazzi merita ben altro.</p>
<p>Cos’è infatti la scuola nella sua essenza? Non è certo l’edificio, l’organizzazione, né l’apparato, non è la somma del personale, le strutture, né i suoi dirigenti, non è la gerarchia, non è la burocrazia, non è i progetti, non è la teoria: tutto questo è imballaggio storico, talvolta faticosissima soma. No, nulla di tutto questo: la scuola è in verità la pura relazione del maestro col discepolo, la relazione docente-discente. Che gli insegnanti tornino a rendersene conto, che le autorità a loro preposte riconoscano, proteggano e custodiscano questa verità essenziale, questo è serio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/prendiamo-sul-serio-la-serieta-della-scuola-cristiana-cattaneo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OLTRE IL FATTACCIO: TORNARE A EDUCARE i video degli interventi</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare-i-video-degli-interventi/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare-i-video-degli-interventi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 12:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/?p=52</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/p/3E0C010F35319F29&#038;hl=it_IT&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/p/3E0C010F35319F29&#038;hl=it_IT&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare-i-video-degli-interventi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CRESCITA PROFESSIONALE E COMPITO EDUCATIVO DEI DOCENTI</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/crescita-professionale-e-compito-educativo-dei-docenti/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/crescita-professionale-e-compito-educativo-dei-docenti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 16:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/crescita-professionale-e-compito-educativo-dei-docenti/</guid>
		<description><![CDATA[TORINO, 24 FEBBRAIO 2010, ORE 14.30 – 17.30
IIS G.Giolitti , via Alassio 20, 10126 Torino
SEMINARIO DI FORMAZIONE PER DOCENTI
Spesso non è facile, per noi insegnanti, rispondere alle aspettative e alle richieste che ci giungono da ogni parte. Richieste pressanti, talvolta contraddittorie, che rischiano di ridurci a burocrati del sapere, facendoci dimenticare le motivazioni più profonde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TORINO, 24 FEBBRAIO 2010, ORE 14.30 – 17.30<br />
IIS G.Giolitti , via Alassio 20, 10126 Torino</p>
<p>SEMINARIO DI FORMAZIONE PER DOCENTI<span id="more-49"></span></p>
<p>Spesso non è facile, per noi insegnanti, rispondere alle aspettative e alle richieste che ci giungono da ogni parte. Richieste pressanti, talvolta contraddittorie, che rischiano di ridurci a burocrati del sapere, facendoci dimenticare le motivazioni più profonde del nostro lavoro. Tanto più nelle urgenze della riforma, che getta un velo di incertezza sulle già scarse sicurezze. In questo contesto, ci sembra importante confrontarci. Per riflettere sulla nostra identità, la nostra crescita professionale, il nostro compito fondamentale: educare.</p>
<p>ORE 14.30<br />
Saluti delle Autorità:<br />
Giovanna Pentenero, Assessore all’Istruzione e alla Formazione Professionale, Regione Piemonte<br />
Umberto D’Ottavio, Assessore all’Istruzione, Provincia di Torino</p>
<p>ORE 15<br />
Interventi introduttivi<br />
Laura Sciolla, UCIIM<br />
Renato Bresciani, Interdependence<br />
Paola Orlarei, ANSAS</p>
<p>ORE 15.30<br />
Relazioni<br />
Sergio Blazina, dirigente scolastico Istituto “Giolitti”: Compiti educativi e deleghe sociali<br />
Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero, autori di “Tornare a educare”: Non si può insegnare senza educare<br />
Domenico Chiesa (CIDI): Se la carriera è diventare maestro<br />
Igor Piotto, FLC CGIL Organizzazione del lavoro e professionalità: una prospettiva sindacale<br />
Enzo Pappalettera CISL Scuola: La professionalità docente fra autoreferenzialità e processi valutativi<br />
Diego Meli, UIL Scuola: L’impegno del sindacato per la crescita professionale dei docenti<br />
Vincenzo Spatola, GILDA degli Insegnanti, Educazione e meritocrazia<br />
Vilma Demitri, docente Istituto “Albert”: Un percorso con i ragazzi</p>
<p>ORE 17<br />
Confronto comune, conclusioni</p>
<p>Per informazioni e iscrizioni, rivolgersi a uciimtorino@virgilio.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/crescita-professionale-e-compito-educativo-dei-docenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>EDUCAZIONE fra emergenza e provocazione spirituale</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/educazione-fra-emergenza-e-provocazione-spirituale/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/educazione-fra-emergenza-e-provocazione-spirituale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 21:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/?p=46</guid>
		<description><![CDATA[VENERDÌ 12 FEBBRAIO 2010
h. 14.30 – 18.30
Galleria D’Arte Moderna.
Via Magenta 31 Torino
Relatori
d. Domenico Cravero
(Animatore delle comunità ‘Terra mia’)
Organizzare la speranza. Il nuovo degli adolescenti oggi
Paolo Bianchini
(Ricercatore. Scienze della Formazione,Torino)
Educazione del cristiano, educazione del cittadino
Moderatore
Ermis Segatti
(Referente per la Cultura e l’Università, Archidiocesi di Torino)
Comunicazioni
Salvatore Pássari (Centro Bruno Longo)
Educare Educarsi: giovani e adulti nella crisi
Luca Vigliocco (Agesci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">VENERDÌ 12 FEBBRAIO 2010</p>
<p align="center">h. 14.30 – 18.30</p>
<p align="center">Galleria D’Arte Moderna.<span id="more-46"></span></p>
<p align="center">Via Magenta 31 Torino</p>
<p>Relatori<br />
d. Domenico Cravero<br />
(Animatore delle comunità ‘Terra mia’)<br />
Organizzare la speranza. Il nuovo degli adolescenti oggi<br />
Paolo Bianchini<br />
(Ricercatore. Scienze della Formazione,Torino)<br />
Educazione del cristiano, educazione del cittadino</p>
<p>Moderatore<br />
Ermis Segatti<br />
(Referente per la Cultura e l’Università, Archidiocesi di Torino)</p>
<p>Comunicazioni</p>
<p>Salvatore Pássari (Centro Bruno Longo)<br />
Educare Educarsi: giovani e adulti nella crisi<br />
Luca Vigliocco (Agesci &#8211; Capo scout TO 101)<br />
Il futuro, una speranza da costruire<br />
Antonio Gullusci (Operatore di teatro)<br />
Andrea Tomasetto (Nova-T, Produzioni televisive multimediali)<br />
Comunicare i valori e gli obiettivi dei Santi Sociali<br />
Fr Gabriele (F.lli delle Scuole Cristiane)<br />
Emergenza educativa vista dalla scuola</p>
<p>Interverranno altri operatori in ambito educativo sul territorio</p>
<p>Pastorale della Cultura e dell’Università . Archidiocesi di Torino<br />
con il sostegno della REGIONE PIEMONTE<br />
e il patrocinio di ITALIACENTOCINQUANTA</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2010/02/educazione-fra-emergenza-e-provocazione-spirituale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TORNARE AI FONDAMENTI di Beppe Del Colle</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-ai-fondamenti-di-beppe-del-colle/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-ai-fondamenti-di-beppe-del-colle/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 11:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni e commenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-ai-fondamenti-di-beppe-del-colle/</guid>
		<description><![CDATA[Il libro è stato scritto da una coppia, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero (lei nata in Argentina, lui a Torino), che si sono sposati presso la Comunità di Bose; entrambi sono insegnanti di filosofia, hanno diversi figli e vivono in montagna, nelle Valli di Lanzo.
Sono impegnati, soprattutto lui, studioso anche del Buddismo, a lavorare nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro è stato scritto da una coppia, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero (lei nata in Argentina, lui a Torino), che si sono sposati presso la Comunità di Bose; entrambi sono insegnanti di filosofia, hanno diversi figli e vivono in montagna, nelle Valli di Lanzo.<br />
Sono impegnati, soprattutto lui, studioso anche del Buddismo, a lavorare nella sfera interculturale e interreligiosa e soprattutto nell’elaborazione di una sintesi della situazione etico-sociale del mondo contemporaneo, a partire da una critica serrata del pensiero moderno, dall’Illuminismo in poi, passando per il nichilismo e il relativismo, fino alla grande, distruttrice stagione del Sessantotto, di cui i due sono stati non solo testimoni ma anche in qualche misura protagonisti.<br />
E’ una lettura affascinante, anche se richiede una particolare attenzione ai problemi filosofici che hanno accompagnato nel Novecento il passaggio dalla società tradizionale, di carattere contadino, a quella industriale, a quella consumista, caratterizzata dal più universale narcisismo, il cui risultato oggi più evidente è il disastro dell’educazione dei giovani, non solo in ambito scolastico ma anche in quello famigliare, a partire dal conflitto padri-figli, accentuato rispetto a quello che è sempre stato anche in passato.<br />
Il tutto raccontato con molta scioltezza, senza pregiudizi, né laici né ghibellini, con tutti i riferimenti politici ed economici richiesti dalla materia trattata, con uno scopo finale: quello di reintrodurre nella società i fondamenti, che sembrano perduti, della morale individuale tradizionale, come è stata trasmessa nella cultura dell’Occidente da Socrate e Platone e dal Cristianesimo in poi, fino a Benedetto XVI.<br />
Ciò che colpisce, in ognuno dei nove capitoli di cui il libro è composto, più un Prologo e un Riepilogo, è la gran messe di riferimenti precisi e coinvolgenti a personalità eminenti della cultura filosofica del mondo che conosciamo e in cui ci riconosciamo, se non altro come fondamento della nostra società sia pure in continua evoluzione, positiva o negativa che sia. Da Socrate e Platone in giù non manca proprio nessuno, i sofisti dell’età contemporanea a quei due, Catone e<br />
i pensatori del Cristianesimo, fino agli Illuministi, a Kant Nietzsche, Keynes, Freud, Marx, Marcuse, Bonhoeffer, Vattimo, Horkheimer, Adorno, Pareyson, Garimberti, Giuliana Ukmar e così via. E non manca Collodi, con Pinocchio che va nel paese dei balocchi.<br />
Vorrei essere chiaro: non sto dicendo che questo libro è un condensato del pensiero filosofico, una brillante vetrina del pensiero umano. C’è una frase, a pagina 125, che condensa le intenzioni dei due autori, e che corrisponde fedelmente a ciò che ogni lettore può notare anche da solo : “Gran parte del senso di questo nostro libro può riassumersi dicendo che la società in cui viviamo mostra a sufficienza come il principio del libero soddisfacimento delle inclinazioni non conduca a una reale libertà per gli individui, bensì a un loro universale asservimento”.<br />
Non è certo senza significato che una intenzione di questo genere sconti un richiamo inevitabile a quanto l’opinione pubblica cattolica sostiene da quattro decenni, in particolare dalle battaglie (perdute) contro il divorzio e l’aborto in poi, fino alla difesa della famiglia come descritta nel libro. Ma quello che è nuovo è il modo in cui questa vicenda di contrasti fra la morale tradizionale di origine cristiana e la cosiddetta modernità è raccontata dal punto di vista di chi al “disastro” si oppone con strumenti razionali che derivano da una cultura profonda e ben motivata e che ha un solo scopo: quello di dimostrare che un solo rimedio esiste, ed è, appunto, “tornare a educare” dei ragazzi che per la prima volta nella storia crescono fin da bambini senza vincoli di natura etica.  Il primo capitolo si intitola “L’infanzia senza regole”, e una serie di suoi paragrafi recano in testa questa definizione: “Il piccolo despota”, a cui tutto è consentito, mentre poi, quando diventa adolescente ed esce dalla minorità si mostra, consapevole o no, al contrario, schiavo di una mentalità e di un mondo sociali in cui le regole sono dettate da nessun Vangelo o nessuna ideologia, ma dal consumismo più sfrenato e senza logica, se non quella del profitto.<br />
Il che sottrae i giovani di oggi al destino dei loro nonni e padri, che in due stagioni diverse della loro vita, potevano almeno ricorrere alla protesta civile, politica e sociale, o alla trasgressione giustificata almeno sul piano sociale; ma restano vittime di un Sessantotto ormai mitizzato e senza possibilità di rinascere dopo la fine storica del comunismo.<br />
Per rispondere a tutto questo, Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero propongono di “tornare a educare”, in particolare a quella “educazione del cuore”, che ridà senso alla vita anche  attraverso le emozioni con cui si affrontano le relazioni con gli altri, uscendo da un soggettivismo che si dimostra  sempre  più inutile e soffocante della libertà dei giovani.<br />
Ma il cuore non basta: occorre tornare ad educare anche in riferimento a quegli assoluti che il nichilismo ha provato ad annullare, purtroppo riuscendoci in gran parte: a cominciare da quell’annuncio della “morte di Dio”, in sé non comprovabile concretamente, che ha fatto dimenticare a molti uomini l’importanza delle motivazioni spirituali e trascendenti dei comportamenti umani.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-ai-fondamenti-di-beppe-del-colle/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TORNARE A EDUCARE</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-a-educare/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-a-educare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 23:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-a-educare/</guid>
		<description><![CDATA[Sanremo, venerdì 11 dicembre alle ore 17,30
presso la Libreria Ipazia, Via Corradi 64
presentazione del libro
“TORNARE A EDUCARE”
Effatà Editrice 2009
Saranno presenti gli autori
CRISTIANA CATTANEO e CLAUDIO TORRERO
Introduce
il Prof. MARCO BRAGHERO,
Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sanremo, venerdì 11 dicembre alle ore 17,30<br />
presso la Libreria Ipazia, Via Corradi 64</strong><span id="more-38"></span></p>
<p>presentazione del libro</p>
<p><strong>“TORNARE A EDUCARE”<br />
Effatà Editrice 2009</strong></p>
<p>Saranno presenti gli autori<br />
<strong>CRISTIANA CATTANEO e CLAUDIO TORRERO</strong></p>
<p>Introduce<br />
<strong>il Prof. MARCO BRAGHERO,<br />
Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/tornare-a-educare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IN UNA TEMPESTA DI EMOZIONI</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/in-una-tempesta-di-emozioni/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/in-una-tempesta-di-emozioni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 23:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/in-una-tempesta-di-emozioni/</guid>
		<description><![CDATA[«Mala tempora currunt», è quanto si sente dire ovunque: tra fabbriche che chiudono, indebitamenti disperati, figli che fuggono i genitori, genitori che uccidono figli, giovani che cercano evasione nell&#8217;oblìo, ben poco spazio sembra lasciato a un ottimismo in grado di apprezzare tutto il positivo che c’è nella natura, nella magnifica architettura dell’uomo, entro i meravigliosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Mala tempora currunt», è quanto si sente dire ovunque: tra fabbriche che chiudono, indebitamenti disperati, figli che fuggono i genitori, genitori che uccidono figli, giovani che cercano evasione nell&#8217;oblìo, ben poco spazio sembra lasciato a un ottimismo in grado di apprezzare tutto il positivo che c’è nella natura, nella magnifica architettura dell’uomo, entro i meravigliosi rapporti che costruiscono le catene di solidarietà del mondo, di tutto il mondo, da quello delle relazioni interpersonali fino a quello dei rapporti internazionali e politici.<span id="more-35"></span></p>
<p>Eppure c’è ragione di sperare: appena fuori dalla visione distorta propinata dai media, sopravvivono la quotidianità e la normalità che appartengono alla maggioranza dell&#8217;umanità e che costituiscono forse la sua più grande ricchezza. Purtroppo pochi sanno di possederle e soprattutto non riescono più a intuirne il valore.</p>
<p>E’ proprio qui il punto: non ci accorgiamo più di quel che capita nel nostro intimo ed educhiamo sempre meno i nostri figli a farlo. Essi dunque crescono come degli analfabeti dal punto di vista emozionale, estranei a loro stessi e a quanto capita loro intorno, involti in una tempesta di emozioni dalla quale sempre più sono dominati e che riescono sempre meno a dominare.<br />
____________________________________________________________<br />
<em>Le proposte veicolate dai media di vario tipo sottendono una concezione della vita non come processo segnato da compiti evolutivi e dalla scelta di obiettivi a lungo-termine, ma come sequenza di accumulo indebito di tensioni la cui risposta è solo lo ‘scaricarsi’.<br />
In questo quadro emergono offerte di emozioni ‘forti’ come le uniche in grado di dar senso all’esistenza. Quest’operazione sottende una grossa falsificazione: in seguito al rifiuto dell’autorità, degli obblighi, dell’impegno, della ricerca di significati accompagnata da un pensare disciplinato e dalla capacità di gestire le emozioni e di orientarle in atteggiamenti permanenti, subentra un super-io sadico che obbliga a vincere sempre, ad annullare la durata per dissolverla nell’istante o al massimo nell’accadimento, a sciogliere la laboriosità del progetto nella ripetitività del ‘presente’ emotivo.<br />
L. Pinkus<br />
</em>_____________________________________________________________<br />
Così trionfa tutto ciò che c’è di esterno: gli oggetti, spesso al di fuori della nostra portata; l’immagine, che non scalfisce l’intima essenza delle cose; il senso del possesso, capace di alterare l&#8217;equilibrio di un corretto rapporto personale con la realtà.</p>
<p>______________________________________________________________<br />
<em>Vi è oggi attorno a noi una specie di evidenza fantastica del consumo e dell’abbondanza, costituita dal moltiplicarsi degli oggetti, dei servizi, dei beni materiali, e che costituisce una sorta di mutazione fondamentale dell’ecologia della specie umana.<br />
Gli uomini dell’opulenza non sono più circondati, come è sempre avvenuto, da altri uomini, bensì da oggetti. Il loro rapporto quotidiano non è più quello coi loro simili, ma, statisticamente secondo una curva crescente, con la recezione e la manipolazione di beni e di messaggi, dall’organizzazione domestica molto complessa e dalle sue dozzine di schiavi tecnici fino al ‘mobile urbano’ e a tutti i meccanismi materiali delle comunicazioni e delle attività professionali, fino allo spettacolo permanente della celebrazione dell’oggetto nella pubblicità e nelle centinaia di messaggi giornalieri trasmessi dai mass media. […] Viviamo il tempo degli oggetti: voglio dire che viviamo al loro ritmo e secondo la loro incessante successione.<br />
(J. Baudrillard)<br />
</em>______________________________________________________________<br />
Tutta la vita di un individuo rischia di dipanarsi in uno scenario fatto di superficialità e leggerezza, alla ricerca di emozioni facili e intense in grado di supplire al vuoto angoscioso di una simile visione del mondo.<br />
_______________________________________________________________<br />
<em>Dategli tutte le soddisfazioni economiche in modo tale che non abbia altra preoccupazione che dormire, mandar giù brioches e darsi da fare per prolungare la storia universale; riempitelo di tutti i beni della terra, e immergetelo nella felicità fino alla radice dei capelli: alla superficie di questa felicità, come su quella dell’acqua, scoppieranno delle piccole bolle.<br />
(F. Dostoevskij)<br />
</em>_______________________________________________________________</p>
<p>In questo contesto ci interessa in modo particolare la crescita della sfera d&#8217;influenza emozionale che supporta e condiziona in ogni settore l’attività mentale di un individuo insieme al suo comportamento sociale.</p>
<p><em>Il testo è tratto dal libro di Alberto Arato e Marinella Geuna &#8216;La vita è un&#8217;emozione? Mass-media, nuovi media e sfide educative&#8217;, Effatà Editrice 2009</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/in-una-tempesta-di-emozioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA CRISI EDUCATIVA DEL NOSTRO TEMPO</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/la-crisi-educativa-del-nostro-tempo/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/la-crisi-educativa-del-nostro-tempo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 21:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/la-crisi-educativa-del-nostro-tempo/</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 5 dicembre ore 17
Sala Circondario della Provincia
via Umberto I , 7
Lanzo Torinese
Per confrontarci sulla crisi educativa del nostro tempo
siete invitati all’
Incontro &#8211; dibattito 
aperto a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione dei giovani
Interverranno:
Ernestina Assalto, Assessore all’Istruzione Comune di Lanzo
Aniello Serrapica, Dirigente I.I.S. F.Albert
Adriana Rita Veiluva, Dirigente Istituto Comprensivo di Lanzo
Claudio Torrero e Cristiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 5 dicembre ore 17<br />
Sala Circondario della Provincia<br />
via Umberto I , 7<br />
Lanzo Torinese</strong><span id="more-27"></span></p>
<p>Per confrontarci sulla crisi educativa del nostro tempo<br />
siete invitati all’</p>
<p><strong>Incontro &#8211; dibattito </strong></p>
<p>aperto a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione dei giovani</p>
<p>Interverranno:<br />
<strong>Ernestina Assalto</strong>, Assessore all’Istruzione Comune di Lanzo<br />
<strong>Aniello Serrapica</strong>, Dirigente I.I.S. F.Albert<br />
<strong>Adriana Rita Veiluva</strong>, Dirigente Istituto Comprensivo di Lanzo<br />
<strong>Claudio Torrero e Cristiana Cattaneo</strong>, autori di &#8216;Tornare a educare&#8217;, Effatà Editrice 2009<br />
<strong>Alberto Arato e Marinella Geuna</strong>, autori di &#8216;La vita è un’emozione? Mass media,<br />
nuovi media e sfide educative’, Effatà Editrice 2009</p>
<p>Saranno presenti amministratori, dirigenti scolastici, insegnanti e genitori per un serio confronto<br />
sul tema dell’EDUCAZIONE</p>
<p><strong>Città di Lanzo Torinese , </strong><strong>Biblioteca civica “Augusto Cavallari Murat”</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/12/la-crisi-educativa-del-nostro-tempo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OLTRE IL FATTACCIO: TORNARE A EDUCARE Scuola, mass-media, mondo adulto: per una risposta culturale alla crisi dell&#8217;educazione</title>
		<link>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/11/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare/</link>
		<comments>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/11/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 20:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio.torrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/11/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare/</guid>
		<description><![CDATA[Mercoledì 2 dicembre 2009, dalle 16 alle 18
Sala Conferenze dell’Istituto Professionale Statale «Albe Steiner»
Lungo Dora Agrigento, 20/A – Torino
L’attenzione che dai media viene dedicata a certi episodi di violenza, da cui emerge la gravità della crisi giovanile odierna, dovrebbe rimanere viva al di là degli episodi stessi e trasformarsi in serio impegno per aiutare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 2 dicembre 2009, dalle 16 alle 18<br />
Sala Conferenze dell’Istituto Professionale Statale «Albe Steiner»<br />
Lungo Dora Agrigento, 20/A – Torino</strong><span id="more-18"></span></p>
<p>L’attenzione che dai media viene dedicata a certi episodi di violenza, da cui emerge la gravità della crisi giovanile odierna, dovrebbe rimanere viva al di là degli episodi stessi e trasformarsi in serio impegno per aiutare a capire la portata di tale crisi.</p>
<p>Il fatto è che i giovani, non di questa o quella scuola, non di questo o quel quartiere, riflettono sempre in qualche modo il modello fornito dagli adulti: e non solo dai loro particolari insegnanti o genitori, che spesso fanno quel che possono, ma da tutto il contesto culturale in cui sono immersi.</p>
<p>Non si può continuare a ignorare gli effetti devastanti di una visione puramente consumistica della vita, della perdita di valori essenziali, del continuo spettacolo della volgarità e dell’immoralità, della crisi in generale dell’educazione, che pesantemente incide nelle difficoltà crescenti della famiglia e della scuola a fornire un quadro stabile e condiviso entro cui collocare la crescita dei ragazzi.</p>
<p>Sono dunque gli adulti in primo luogo a doversi interrogare, uscendo da ormai inaccettabili alibi culturali e assumendosi a tutti gli effetti le loro responsabilità. Sono gli adulti chiamati a impegnarsi rispetto al senso dell’essere nel mondo, al valore che attribuiscono alla propria vita, a quello che ritengono che alle giovani generazioni vada consegnato. Ma anche a dare il giusto rilievo a tutti quegli adulti e a quei ragazzi che silenziosamente svolgono con impegno la loro ricerca personale e i loro compiti degni di una società civile.</p>
<p>Le scuole in particolare non devono accettare di essere specchio del disagio attuale: possono diventare invece luogo di cooperazione tra insegnati, genitori, gli allievi più grandi e consapevoli, istituzioni locali, addetti all’informazione, per contribuire alla ricostruzione della comunità educativa di cui c’è oggi bisogno. Promuoviamo incontri ovunque possibile, per suscitare questa consapevolezza e intraprendere le azioni più opportune. Le persone di cultura che possono aiutare a chiarificare questo compito si mettano a disposizione cooperando al dibattito.</p>
<p> </p>
<p>Intervengono:</p>
<p><strong>Sergio Chiamparino</strong>, sindaco di Torino<br />
<strong>Giovanna Pentenero</strong>, assessore all’Istruzione Regione Piemonte<br />
<strong>Umberto D’Ottavio</strong>, assessore all’Istruzione Provincia di Torino<br />
<strong>Beppe Del Colle</strong>, giornalista<br />
<strong>Laura Sciolla</strong>, presidente provinciale UCIIM<br />
<strong>Lucia Colombara</strong>, presidente AIMC Torino<br />
<strong>Ezio Risatti</strong>, preside Scuola Superiore di Formazione Rebaudengo (Torino)<br />
<strong>Camillo Di Menna</strong>, dirigente scolastico Istituto Steiner (Torino)<br />
<strong>Gianni Paciariello</strong>, dirigente scolastico Istituto Dalmasso (Pianezza)<br />
<strong>Aniello Serrapica</strong>, dirigente scolastico Istituto Albert (Lanzo)<br />
<strong>Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero</strong>, autori di &#8216;Tornare a educare&#8217;, Effatà Editrice 2009<br />
<strong>Alberto Arato e Marinella Geuna</strong>, autori di &#8216;La vita è un’emozione? Mass media,<br />
nuovi media e sfide educative&#8217;, Effatà Editrice 2009<br />
<strong>Giorgio Blandino</strong>, autore di &#8216;Quando insegnare non è più un piacere. La scuola difficile, proposte per insegnanti e formatori&#8217;, Cortina 2009<br />
<strong>Igor Piotto</strong>, CGIL<br />
<strong>Andrea Colombo</strong>, CISL<br />
<strong>Diego Meli</strong>, UIL<br />
<strong>Vincenzo Spatola</strong>, Gilda degli Insegnanti<br />
<strong>Domenico Chiesa</strong>, CIDI<br />
<strong>don Ermis Segatti</strong>, referente Pastorale della cultura Arcidiocesi di Torino<br />
<strong>don Bruno Porta</strong>, Ufficio scuola Arcidiocesi di Torino<br />
<strong>Piergiorgio Perrot</strong>, vicecommissario di Polizia<br />
<strong>Sara Capuano</strong>, Casa del Sorriso</p>
<p>L&#8217;incontro è promosso da <strong>Effatà Editrice</strong>, <strong>UCIIM</strong>, <strong>Interdependence</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tornareaeducare.effata.it/blog/2009/11/oltre-il-fattaccio-tornare-a-educare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
